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Martedì, 15 Settembre 2020 16:24

Le "mille storie di guerra", tra gli internati nei lager nazisti anche il sangiovannese Giuseppantonio Palladino

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Dai documenti preziosi , custoditi con cura dalla famiglia, il racconto di una piccola storia che vede protagonista un uomo che da agricoltore garganico si trovò prima a combattere in Croazia e poi a sopravvivere nei lager nazisti, per non dimenticare anche i prigionieri italiani della seconda guerra mondiale.

Uomini che hanno combattuto una guerra, che forse non hanno condiviso e neanche compreso fino in fondo. Quello che spesso emerge è lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, la sofferenza. Oggi la memoria deve recuperare una sua funzione e quando capita di trovare documenti dell’epoca è chiaro il perché, documenti dove si scriveva tutto, dalla religione di appartenenza ai giorni passati in ospedale, alle operazioni di guerra a cui si è partecipato. Oggi non è facile trovare documenti custoditi con cura, come se ad un certo punto, inghiottiti dalla rinascita economica e sociale, si potesse fare a meno del passato,dei ricordi e della storia.

 

Del soldato Giuseppantonio Palladino (foto in alto), nato a San Giovanni Rotondo, il 30 gennaio del 1917, possiamo ricostruire la sua esperienza in guerra e da prigioniero, grazie ai documenti custoditi con cura dai familiari. Documenti preziosi. Da quando, nel 1938, viene rinviato a successiva chiamata “perché riconosciuto indispensabilmente necessario al governo di un’azienda agricola”, quella della famiglia, guidata dal papà Gennaro Salvatore e dalla mamma Maria Assunta Pennelli. Poi, chiamato alle armi, “e giunto” , nell’aprile del 1939, nell’undicesimo Fanteria Forlì. Il ricovero in ospedale, a Bologna, il 16 novembre de 1940, dove rimane per circa un mese. Dopo venti giorni di licenza di convalescenza torna in Puglia dove passerà ancora periodi di ricovero presso gli ospedali di Bari e di Molfetta, per poi tornare in Emilia Romagna, questa volta a Cesena, nel 122° Reggimento Fanteria “Macerata”(1941). Per poi lasciare l’Italia ed andare a combattere in Croazia, il 6 giugno del 1942. L’8 settembre del 1943 viene catturato dai tedeschi e “condotto in Germania” per poi essere rimpatriato nella prigionia il 29 luglio del 1945. “Considerato quale prigioniero di guerra a tutti gli effetti”- si legge- l’esercito italiano, nel 1949, concede il foglio di congedo illimitato. Nel 1973 riceve, dal Comando del Distretto militare di Foggia la “Croce al merito di guerra” (foto sotto), conferita “in riconoscimento dei sacrifici sostenuti nell’adempimento del dovere in guerra”, come segno di gratitudine.

 

Particolarmente interessante è la storia del 122° Reggimento, ricostruito il 20 settembre a Cesena, in organico: comando e compagnia organico, tre battaglioni fucilieri, compagnia mortai e compagnia cannoni. Il Reggimento opera in territorio jugoslavo con compiti di presidio e antiguerriglia, sciolto il 12 settembre del 1943 in Slovenia. Il Fronte jugoslavo è stato uno dei teatri di guerra più duri della Seconda guerra mondiale in Europa. Combattimenti, confusi e sanguinosi, si prolungarono ininterrotti dall'aprile 1941 alla fine del conflitto nel maggio 1945. La guerra iniziò a seguito dell'invasione del territorio del Regno di Jugoslavia da parte delle forze dell'Asse. Il Paese venne spartito fra Germania, Italia, Ungheria e Bulgaria. La guerra combattuta anche da Giuseppantonio Palladino si trasformò presto in "guerra di liberazione popolare" con numerosi fatti di sangue. Una piccola storia che appartiene alle “mille storie di guerra degli italiani”, perché dal 1940 al 1945 sono mille esperienze differenti, dove la sorte gioca il ruolo principale. Per tutti anni di sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni,le popolazioni civili si trovarono coinvolte nelle operazioni in una misura sino ad allora sconosciuta, e furono bersaglio dichiarato di bombardamenti, rappresaglie, persecuzioni, deportazioni e stermini.

 

650.000 militari italiani dopo l’8 settembre vennero catturati dai tedeschi e internati nei lager nazisti, erano una parte del prezzo della guerra fascista: certo il più oneroso e drammatico. Questi internati militari, tra cui Palladino, avrebbero potuto reputarsi traditi dal regime, dalla monarchia, dal governo Badoglio, dai loro comandanti che non avevano saputo reagire alla crisi dell'armistizio, e pensare quindi al proprio interesse immediato, venendo a patti con i tedeschi. Tuttavia, posti dinanzi alla scelta fra una dura prigionia, che per i soldati comportava il lavoro forzato e per tutti fame e vessazioni, e l'adesione al nazifascismo, che apriva la via al ritorno a casa e come minimo garantiva un immediato miglioramento delle condizioni di vita, in grande maggioranza preferirono la fedeltà alle istituzioni e rivendicarono la loro dignità di uomini con una tenace resistenza al nazi-fascismo. Scelsero quindi di restare nei lager in condizioni durissime, che circa 40.000 di loro pagarono con la vita. Attraverso la storia del sangiovannese Giuseppantonio Palladino possiamo rendere omaggio a chi ha dimostrato grande orgoglio e dignità.

 

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