Mercoledì, 01 Aprile 2020 07:43

VIDEO|Da Monte Sant'Angelo un canto di speranza: la "Taranta della quarantena", l'idea dei Figli di Puglia

Scritto da  Redazione
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Dall'emergenza sanitaria un canto di speranza ,un progetto edito dai "Figli di Puglia", dell'Associazione e Gruppo Musicale dei "Sud Folk", la storia di un rito propiziatorio per sconfiggere i mali.

La storia di un rito propiziatorio per sconfiggere i mali è quella che ci ritroviamo a raccontare nelle calde sere d'estate, in riva al mare, nelle feste di piazza, dalle verande degli hotel che ospitano le centinaia di migliaia di turisti che da ogni parte vengono a visitare il Gargano, la sua storia, la sua cultura.

 

"Mai avremmo pensato che ci saremmo ritrovati a invocarla davvero quella magia, in un momento in cui tutto sembra essersi fermato, anche la capacità dell'uomo di controllare i processi naturali. Così, spinti dal desiderio di non mandare in quarantena anche il piacere di una suonata tra amici, dal calore delle nostre abitazioni, abbiamo pensato di ri-adattare uno dei canti più suonati e apprezzati nelle nostre tournée estive, il "Ballo de la Tarantele" che per l'occasione diventa "Taranta della quarantena". "Un virus sconosciuto fa impazzire nonni e nipoti ma il vaccino uscirà e faremo una gran festa. Il nostro medico è San Michele. Chissà se riusciremo a scendere le scale per una preghiera, tutto ciò che conta" recita il ritornello.

 

Quello che gli antropologi chiamano "tarantismo" non è altro che un antico rito di guarigione praticato nelle società contadine per scacciare disturbi ricorrenti di natura psicologica. Erano disturbi stagionali che emergevano di solito in primavera e non erano di poco conto. - dichiara il prof. Antonio Nasuto di Monte Sant'Angelo - Oggi chiameremmo lo psichiatra per affrontarli e risolverli. Ma i contadini non disponevano dei presidi sanitari moderni (psichiatri, neurologi, farmaci). A loro difesa avevano solo il sistema simbolico entro cui vivevano da millenni. Il "tarantismo" utilizzava i simboli del ragno e del suo morso. Nell'ordinamento simbolico il ragno è un animale terrestre, scuro e insidioso, e il suo morso un attacco improvviso e pungente. Il soggetto che subiva il morso (di solito erano donne con storie di mancanze o perdite affettive) faceva ricorso al simbolo del ragno che morde per dare forma al disagio che avvertiva dentro di sé, altrimenti non avrebbe avuto modo di interpretare e comunicare il suo dolore. Trovare una causa del disagio era importante, trovare una soluzione era decisivo. L'unica risorsa presente nella civiltà contadina per sciogliere il nodo che stringeva l'anima di queste donne era la musica. La musica ha il potere di guarire e di liberare le anime dalle pene e dalle paure. Era intesa però sempre collegata alla danza che i suoni scatenano. Mediante musica e danza la tarantata narra la sua storia dolorosa. Il racconto è composto di tre fasi: l'identificazione col ragno, la lotta contro il ragno, e finalmente la liberazione dal disagio. Quando si identifica col ragno si trascina per terra e muove gli arti come le zampe del ragno. Quando lotta con l'animale il movimento di braccia e gambe è molto agitato e scomposto. Quando vince la battaglia si alza in piedi e torna libera. Nell'ordine simbolico universale il cadere in basso e il rialzarsi in piedi rappresentano il movimento che dal male conduce al bene. La tarantella è terapia musicale che contiene la sintesi di tutto questo.

 

La rivisitazione del brano popolare anche a Monte Sant'Angelo, la Città dei Due Siti Unesco, è un progetto edito dai "Figli di Puglia", un progetto parallelo dell'Associazione e Gruppo Musicale garganico dei "Sud Folk". La musica (titolo originale "Ballo de la Tarantele") è a cura di Bernardo Bisceglia anche voce, mandolino, mandola e chitarra francese del brano. Voce e fisarmonica Matteo "Prof" Quitadamo, voce e chitarra battente Francesco "Franco" Gerico, tamburello e cori Michele "Michelino" Bisceglia, ballo Maurizio Tomaiuolo e Antonella Falcone. Montaggio video, nel rispetto delle disposizioni governative per la lotta alla diffusione del contagio da COVID-19, a cura di Pasquale Ciuffreda. Si ringrazia il prof. Pietro Salcuni per il testo, il prof. Antonio Nasuto per il racconto storico ed il dott. Felice Piemontese.

 

 

 

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