Lunedì, 17 Febbraio 2020 08:27

San Giovanni R.: Lio Fiorentino riporta in scena “La Vadda lu'Nferne”

Scritto da  Redazione
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La locandina dell'evento e Lio Fiorentino La locandina dell'evento e Lio Fiorentino

Al Palladino torna una delle commedie più note di Francesco Paolo Fiorentino con la regia del figlio Lio, “Passeggiate, odori d'infanzia, vento di tramontana è lì, laggiù, la valle che amo di più”,ci spiega il regista.

Venerdì 28 e sabato 29 febbraio la compagnia teatrale “Artisti di Provincia”, con la regia di Lio Fiorentino, porta in scena la commedia in tre atti scritta da Francesco Paolo Fiorentino,Vadda lu 'nferne” .

 

 

«Questa è una commedia che mi evoca sensazioni, passeggiate, odori d'infanzia, vento di tramontana è lì, laggiù, la valle che amo di più: scarna, essenziale, misteriosa, nei suoi inenarrabili silenzi. Spiega Lio Fiorentino. Immaginate un giorno qualunque, in un tempo qualunque, in un autunno nuvoloso, lievemente uggioso. Tra macchie e sterpi, una volpe lontana si aggira e si camuffa fra le carsiche geografie di un territorio da amare... E poi fiamme,quelle che il santo vide: allucinazioni? Visioni ultraterrene?».

 

La commedia è tutto in questo mix di piacere e angoscia, è stata scritta nel 1975 da Francesco Paolo Fiorentino, padre di Lio. Era un artista che visceralmente amava la sua terra natia, che mai lasciò. Con la valle dell’inferno, vallone garganico tra i Comuni di San Giovanni Rotondo e Manfredonia aveva un rapporto molto particolare, come ci racconta Lio.

 

«Con tavolozza e cavalletto, armato di colori pennelli e pennarelli, scese più volte nella sua valle preferita a disegnare, a comporre, a pensare. In questa commedia come in altre, bacchetta avarizia e durezza educativa, avidità di possesso, in una continua instabilità del testo. Ed io-spiega Lio- da figlio, leggo contrasti genitori-figli, alleanze sotterranee,sviscero un pater familias ormai finito ,che torna nel testo prepotentemente, ma che nella parte innovativa, da me diretta, non c'è più. Sostituito da aggiunte che prendono forme di follie,poesia sulla valle, sogni sull'amore e sull’ 'arte che non dà quasi mai denaro. Monologo sulla solitudine e sulla "moltitudine" umana. E poi la speranza che Telemaco porta con sé, in un rovesciamento dell'edipo, di un figlio che dialoga col padre e che ama vivere, come il padre gli insegnò, artista spesso incompreso o troppo avanti nel tempo. Non più rivalità quindi, non più uccisione simbolica del padre, ma speranza. Una luce nuova all'orizzonte per riportare nuove regole». Conclude Fiorentino.

 

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