Martedì, 19 Febbraio 2019 09:27

“Pensieri e immagini disordinate e forse inutili”, il libro in versi di Matteo Pio Pazienza

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Matteo Pio Pazienza e la copertina del libro Matteo Pio Pazienza e la copertina del libro

L’autore si contraddistingue nei suoi libri per una particolare sensibilità ai temi della salvaguardia ambientale, in linea con la sua formazione culturale di architetto e urbanista. “Pensieri e immagini disordinate e forse inutili” è un libro diverso dagli altri pubblicati da Pazienza.

L’architetto Matteo Pio Pazienza (in foto) pubblica “Pensieri e immagini disordinate e forse inutili” (Andrea Pacilli editore, 10 euro), dopo i libri ”Malinconico Gargano”, “Ritorno al sud” e “La San Giovanni Rotondo di Padre Pio nel XXI secolo”, solo per citare alcuni titoli della sua proficua attività di scrittore.

 

Matteo Pio Pazienza si contraddistingue nei suoi libri per una particolare sensibilità ai temi della salvaguardia ambientale, in linea con la sua formazione culturale di architetto e urbanista. “Pensieri e immagini disordinate e forse inutili” è diverso dagli altri libri pubblicati da Pazienza, sono veramente “pensieri e immagini disordinate” (sorge qualche dubbio sul “forse inutili”), frammenti che vanno ricomposti dal lettore. Il libro nasconde, in realtà, più di una provocazione. Provocazioni culturali che rientrano spesso nello stile dell’autore, spesso anche nei titoli dei suoi libri.

 

In questo libro ritroviamo ancora il suo amato Gargano, che definisce “territorio greco bello e solitario”, c’è la luce garganica, quella delle Tremiti: “isole solitarie spazzate dal vento di bora”. Il mare “azzurro, limpido, quieto, trasparente,argentato, vellutato e dolce d’estate,blu grigio, spumeggiante, crespo, violento ,rumoroso e triste invece d’inverno, il mare è sempre lì che ti aspetta ondeggiante al soffio del vento per condividere con te tutti i suoi e i tuoi umori”. E i borghi antichi: “cosa ci faccio in questo labirinto abbandonato e vuoto; come pure mi chiedo che cosa mi attira di questo antico borgo, cosa mi spinge ad andare oltre , passo dopo passo, pensiero dopo pensiero tra questi poveri ruderi cadenti, umidi e freddi pieni di sterpaglie secche”. Non manca una riflessione sulla città, “è tutto un infinito deserto di anime lacrimevoli perse e vaganti”.

 

Se pur in versi, che si avvicinano alla poesia, l’autore non tradisce se stesso restando sempre fedele e coerente alla sua visione della vita, dei luoghi. In un costante gioco di contrapposizione, quasi violento, ci induce alla riflessione: la bellezza della natura e la capacità incredibile dell’uomo a violentarla e distruggerla.

 

Il messaggio che giunge al lettore non è né ottimista né pessimista si tratta di fotografie, istantanee di un viaggiatore colto che osserva luoghi di cui la prospettiva è fosca, lacerata come le tele di Lucio Fontana, c’è un prima e un dopo. Forse il “prima” è prima del boom economico degli anni ’60. Quel Secolo breve di straordinaria crescita economica e di trasformazione sociale, che probabilmente hanno modificato la società umana più profondamente di qualunque altro periodo storico coinvolgendo stile di vita, costume, bisogni e anche i desideri degli uomini e delle donne.

 

Tuttavia Pazienza guarda oltre. Scava nei suoi pensieri che contrappone alle immagini, in un esercizio utilissimo, nel tentativo di contrapporsi all’onda d’urto del pensiero debole che scorre velocemente e avvelena lentamente i nostri pensieri odierni.

 

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