Venerdì, 10 Novembre 2017 11:36

Il Gargano di Pantaleone nel libro “Apnea”

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La copertina del libro e l'autore La copertina del libro e l'autore

Un omaggio ad una terra che l’autore ha frequentato sempre per vacanze, la terra dei suoi genitori, dei nonni. Nel volume "Racconti Garganici" esplora l'universo del Gargano accedendo al ricordo che deriva dalla sua infanzia, approfittando della sua qualità di osservatore esterno per restituire un ritratto genuino e appassionato della sua terra natìa.

 

Luca Pantaleone è nato a San Marco in Lamis e vive ad Arezzo, al telefono l’accento toscano è netto e consolida ulteriormente il fatto che sul Gargano ci è sempre venuto per vacanze, nella terra dei genitori e dei nonni.

«Un libro è ambientato sul Gargano dove spesso utilizzo il dialetto, quello di San Marco che ho sentito parlare sin da bambino, nelle storie si intreccia l’italiano con il dialetto come omaggio ad un territorio che amo. Molti di quelli che hanno letto il libro mi hanno detto che gli è venuta voglia di visitare il Gargano». Si chiama “Apnea- I Misteri del Gargano” l’ultimo lavoro di Luca Pantaleone (“Porto Seguro” editore, Firenze), ed è distribuito nelle librerie Feltrinelli e Mondatori, oltre ai canali di vendita on line. «Spero di fare presto una presentazione del libro a San Marco in Lamis e a San Giovanni Rotondo, magari in primavera». Ci racconta.

padre pio tremitiIl libro prende spunto da alcuni fatti realmente accaduti e da personaggi che l’autore ha incontrato nella sua vita, il titolo è anche uno dei 24 racconti di cui è composto il volume. In “Apnea” la protagonista, in vacanza con la famiglia alle Isole Tremiti, decide di immergersi nel mare, insieme al suo fratellino, e di andare in “apnea” a vedere la statua di padre Pio presente al largo dell'isola di Capraia a 14 metri di profondità. L’immersione è piena di metafore filosofiche, e il racconto diventa sempre più interessante, con un finale aperto; quando l’autore smette di narrare spetta al lettore continuare la propria riflessione. Certo uno spot per il territorio ma non solo, il terzo occhio di Pantaleone descrive il territorio senza mai scivolare nella retorica da cartolina folclorica, la scrittura è resa pop dal mix utilizzato, bene, tra dialetto e italiano.

I personaggi, come Bernardo del racconto “Le lacrime del montanaro garganico”, rappresentano bene certi uomini che abitano ancora il territorio che ricordano l’hillbilly che abitano lungo la striscia collinare e montuosa che dall’Alabana e dalla Georgia corre verso nord , per molti versi uno stereotipo che incarna perfettamente un profilo antropologico ereditato dal secolo scorso, oggi sempre più raro ma sempre presente sul Gargano. “Non rideva mai Bernardo, non c’era abituato. Manteneva sempre quell’espressione impassibile tipica di chi non vuole tradire le proprie emozioni con l’altro, celandole sotto una maschera di pace e serenità. In paese tutti lo conoscevano come “nù lùpe tùrde”, refrattario alla gente e dedito esclusivamente alla sua campagna, che si estendeva per pochi ettari alle pendici del Monte Celano. In effetti, a Bernardo calzava bene quella definizione. Ogni mattina alle cinque si svegliava da solo nel suo letto e preparava in silenzio la sua magra colazione da contadino”. (…) C’era un’altra cosa che nessuno aveva mai visto fare a Bernardo: piangere. In paese si diceva che le lacrime del montanaro garganico fossero come la sua terra. Brulle, aride, difficili da vedere.”

Non manca nel libro un omaggio ad uno dei simboli del territorio e di San Marco: “l’ultima fracchia”. “Era uno spettacolo sempre unico, quello delle fracchie, anche per chi come Nicola se le tirava appresso da anni. Una lunga fila di coni di legno e fuoco di tutte le dimensioni–da quelli piccoli come un triciclo a quelli grandi come camion – si facevano strada tra le vie del paese adagiati su piccole ruote, trascinati dai muscoli e dalle urla dei fracchiari all’interno di una lunga e sentita processione che culminava con l’arrivo della madonna dolorante, sollevata sulle teste dei portantini tra le tristi note dello stabat mater dolorosa” .

Un viaggio immaginario che ne descrive gli ambienti e le persone muovendosi tra le strade strette della Pàdula, i sentieri perigliosi della valle degli eremi, le affascinanti penombre delle grotte viestane e, appunto, il calore popolare della processione delle fracchie. L'autore delinea i contorni sbiaditi di un Gargano che sta scomparendo, e che rischia di sopravvivere solo nella memoria di chi vive per conservarne il ricordo. 

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