Giovedì, 23 Maggio 2019 08:59

Mafia sul Gargano,”agevolazione mafiosa” per un’azienda di Mattinata

Scritto da  Redazione
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Le notizie e le informazioni raccolte dalla Divisione Anticrimine-Ufficio misure di Prevenzione della Questura di Foggia sul conto della titolare della azienda, relative al contesto familiare ed ambientale in cui la stessa opera, hanno consentito di ritenere questa “non terza” rispetto alla realizzazione di interessi criminali e, dunque, in posizione di contiguità con le attività mafiose del coniuge e del clan di riferimento.

Nell’ambito di specifica attività volta al contrasto della criminalità organizzata di tipo economico, Agenti della Polizia di Stato della Divisione Anticrimine-Ufficio Misure di Prevenzione, della Questura di Foggia, coadiuvati dagli operatori del Reparto Prevenzione Crimine di San Severo, nelle prime ore di questa mattina hanno dato  esecuzione alla misura di prevenzione della “AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA DEI BENI CONNESSI AD ATTIVITA’ ECONOMICA”, a carico di un’azienda di allevamento di bovini e bufalini del Gargano, ubicata nel Comune di Mattinata.

 

La misura, per la durata di un anno, è stata disposta dal Tribunale di Bari–Sezione Misure di Prevenzione,  diretta dalla Dr.ssa Giulia Romanazzi,   su proposta del Questore di Foggia,  che,  a seguito di specifica attività di indagine avviata sul conto del titolare dell’ impresa, ha richiesto l’applicazione a carico della ditta  della misura di prevenzione  disciplinata dall’art. 34, comma 2, Decreto Legislativo  159/2011, rubricato “L’Amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende”, la cui specifica finalità è quella di contrastare ed espungere dal sistema economico (lecito), attraverso il controllo del giudice della prevenzione sulle attività d’impresa, le manifestazioni della pericolosità sociale dei sodalizi di matrice mafiosa o di soggetti indagati per gravi reati, manifestati attraverso il c.d. “contributo agevolatore”.

 

Le notizie e le informazioni raccolte dalla Divisione Anticrimine-Ufficio misure di Prevenzione della Questura di Foggia sul conto della titolare della azienda, relative al contesto familiare ed ambientale in cui la stessa opera, hanno consentito di ritenere questa “non terza” rispetto alla realizzazione di interessi criminali e, dunque, in posizione di contiguità con le attività mafiose del coniuge e del clan di riferimento.

 

Difatti, la titolare della ditta M.D., classe  ’86, è moglie di un noto pluripregiudicato mattinatese A.Q., già destinatario delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno  e del sequestro anticipato di beni eseguito nel decorso mese di febbraio, elemento di spicco della criminalità organizzata garganica, contiguo al clan mafioso “Romito”, operante nell’area di Mattinata, comune recentemente sciolto ex art. 143 T.U.E.L. per accertate forme di condizionamento operate dalla criminalità’ organizzata ed attualmente amministrato dalla commissione straordinaria, nominata dal Prefetto di Foggia a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri.

 

Il quadro indiziario raccolto  a carico della stessa azienda, già destinataria di interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Foggia, ha consentito di ottenere  la misura dal Tribunale di Bari  che ha ritenuto  concreto ed attuale il rischio che l’attività d’impresa possa agevolare  le azioni criminali del coniuge o esserne in qualche modo condizionata e che ha disposto, pertanto,  ai sensi dell’art. 34, comma 2, del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159  l’amministrazione giudiziaria dei beni utilizzati, direttamente o indirettamente, per lo svolgimento della predetta attività imprenditoriale.

 

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