Martedì, 04 Dicembre 2018 10:50

Vico del Gargano: operazione "Santa Muerte 2", scacco ai venditori di morte

Scritto da  Redazione
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Da sinistra (seduti) il comandante della Compagnia di Vico del Gargano, Carlo Venturini e il comandante provinciale dei carabinieri Marco Aquilio Da sinistra (seduti) il comandante della Compagnia di Vico del Gargano, Carlo Venturini e il comandante provinciale dei carabinieri Marco Aquilio

I carabinieri di Vico del GargaNo hanno seguito quattro ordinanze a conclusione dell'indagine "Santa Muerte 2". Assestato un altro duro colpo alla criminalità del Gargano

 Nelle prime ore di stamattina i carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6° Nucleo Elicotteristi di Bari, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato fin dall'inizio tutte le attività investigative, nei confronti di quattro persone, tutte residenti a Vico del Gargano, ritenute "responsabili in concorso tra loro di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti". L'Ordinanza cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di Leonardo Liberti, classe 1963, Alessandro Delli Muti, classe 1972, e Lorenzo Gurliaccio, classe 1971, mentre è stata sottoposta all'obbligo di dimora Prudenzia Chiara Calabrese, classe 1989.

LE INDAGINI  avevano preso le mosse da un'altra attività, già da tempo avviata, che nel febbraio del 2017 aveva portato all’arresto in flagranza di reato di Donato Elia Monaco, classe 1991, Paolo Mnaco, classe 1993, Michele Del Conte, classe 1989, e Emilio Tricarico, classe 1989. I quattro, anch'essi tutti di Vico del Gargano, dopo aver acquistato a San Severo, dal pregiudicato Matteo Nazario Nardino grazie all’intermediazione di Carmine Palumbo e Angelo Sparanero, una pistola mitragliatrice Skorpion cal. 7,65 parabellum, completa di 2 caricatori e 30 cartucce, erano stati intercettati e bloccati dai militari dell’Arma mentre, a bordo della loro auto, la stavano portando a Vico. Nei loro piani la pistola mitragliatrice sarebbe dovuta servire per uccidere Leonardo Liberti, che non si era piegato alla loro pretesa di esclusività nel controllo della lucrosa piazza Bannerdi spaccio, continuando a "lavorare" in proprio insieme ai suoi complici.
Le indagini al tempo effettuate nei confronti di Donato Elia Monaco e del suo gruppo, quando erano impegnati alla ricerca di un’arma per liberarsi dello scomodo rivale, insieme alle loro inequivocabili intenzioni aveva infatti portato alla luce l'esistenza a Vico del Gargano di un secondo gruppo criminale dedito allo spaccio su larga scala di sostanze stupefacenti, in netta contrapposizione a quello già indagato. La scoperta aveva quindi consentito di espandere il quadro investigativo che, sempre con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, attraverso numerosi sequestri e riscontri aveva rapidamente confermato l’esistenza della seconda fazione criminale, facente capo al LIBERTI. Questi, infatti, era emerso reggere le fila di un intenso e remunerativo spaccio di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana.
L’attività tecnica effettuata nell’ambito dell’operazione “Santa Muerte” aveva portato in evidenza la figura del Liberti come riferimento di questo secondo gruppo, e come suo braccio destro Alessandro Delli Muti, anche questi noto pregiudicato del posto. Un’attività fiorente che era favorita anche dalla personalità criminale dei due, che vengono così descritti dal Giudice per le Indagini Preliminari nell'Ordinanza: " ... Il Delli Muti manifesta una personalità incline alla violazione della legge e nelle conversazioni si manifesta anche propenso all'utilizzo della forza fisica per recuperare il denaro dovuto per le cessioni. Quanto al Liberti, i precedenti penali per reati contro la persona mettono in evidenza una propensione spiccata alla violenza ed un'indole predisposta all'uso della forza. ...".
Gurliaccio, invece, inizialmente inseritosi nel gruppo grazie all’amico Delli Muti, a seguito dell'arresto in flagranza di quest'ultimo, il 21 luglio dello scorso anno per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di una pistola modificata, ne aveva "ereditato" la clientela, rifornendola anche direttamente nella propria abitazione, in concorso con la compagna convivente Prudenzia Chiara Calabrese, che partecipava a pieno titolo nell’attività di spaccio. Ed era stata proprio lei, in occasione di una perquisizione domiciliare, a ritardare l’ingresso dei Carabinieri e a gettare lo stupefacente, poi recuperato, nel water. Tale circostanza aveva dimostrato come la stessa non solo fosse consapevole dell’attività di spaccio del compagno, ma che abbia anche concorso nella detenzione dello stupefacente.
Determinante nella ricostruzione delle dinamiche interne al sodalizio è stata poi la circostanza che gli assuntori che contattavano il Gurliaccio risultavano essere contemporaneamente clienti anche degli altri indagati. Nel corso delle indagini i Carabinieri e Procura hanno riscontrato oltre un centinaio di episodi di spaccio e sequestrato, complessivamente, 190 dosi di cocaina, 80 dosi di marijuana e 20 di hashish, rinvenuto e sequestrato una pistola scacciacani, modificata e resa perfettamente funzionante ed offensiva con munizionamento cal. 7,65.

LA FINE La Procura della Repubblica di Foggia e i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, pertanto, hanno oggi stroncato l’ascesa di un pericoloso gruppo criminale in espansione, che poteva contare non solo sul potenziale delinquenziale dei correi, ma anche su una maggiore libertà nella loro azione, dovuta ai precedenti arresti operati in occasione della precedente operazione, la "Santa Muerte". Vico del Gargano si è quindi confermato centro di approvvigionamento importantissimo, con un ruolo centrale nelle dinamiche criminali e delinquenziali del promontorio del Gargano, specie per ciò che riguarda la sua parte settentrionale, e sicuramente la più rifornita piazza di spaccio per tutti i paesi limitrofi.

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano