Lunedì, 03 Dicembre 2018 10:32

Arresti, smantellato gruppo criminale collegato alla mafia del Gargano

Scritto da  Redazione
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Agenti di polizia di Foggia, Bari e del Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito numerose misure cautelari. L'indagine, denominata “Stirpe criminale” per il legame di parentela di uno degli esponenti di vertice con l'organizzazione mafiosa pugliese.

 

Smantellato gruppo criminale pugliese collegato alla consorteria mafiosa garganica del clan cosiddetto dei Montanari. Agenti di polizia di Foggia, Bari e del Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito numerose misure cautelari. L'indagine, denominata "Stirpe criminale" per il legame di parentela di uno degli esponenti di vertice con l'organizzazione mafiosa pugliese, è stata cooordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Il gruppo criminale aveva il monopolio nella gestione di droga a Manfredonia e forniva anche quantitativi di stupefacenti destinati alle piazze della "movida" della città.

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Gli arresti effettuati dagli agenti della Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Foggia, Bari e del Commissariato di P.S. di Manfredonia, sono avvenuti nella notte a Manfredonia in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di Francesco Pio Pacilli, classe 96’, Libero Caputo, classe 77’, Matteo Caputo, classe 98’, Salvatore Pacillo, classe 63’, Ciro Pacillo, classe 97’, Valentino Conoscitore, classe 72’, alcuni contigui alla criminalità organizzata garganica del gruppo mafioso dei Montanari, ritenuti a vario titoli partecipi dell’organizzazione criminale operante a Manfredonia e capeggiata dal Francesco Pio Pacilli, figlio del noto Giuseppe Pacilli, detto “Peppe u muuntaner”, elemento di spicco  della  sanguinosa organizzazione mafiosa nota come “clan LI BERGOLIS”, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia nel maggio 2011 a seguito di un periodo di latitanza di anni due e condannato per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p.
Inoltre, con il medesimo provvedimento cautelare il G.I.P. ha disposto la misura degli arresti domiciliari a carico di GUERRA Antonio, classe 80’, e la misura dell’obbligo di dimora a Manfredonia nei confronti di Raffaele Quitadamo, classe 96’, sodali intranei alla medesima organizzazione criminale, dediti, a vario titolo, all’approvvigionamento ed alla gestione dello spaccio al dettaglio dello stupefacente nella città di Manfredonia.
Il provvedimento cautelare del G.I.P. presso il Tribunale di Bari dott. Marco GALESI, che conferma in toto l’impostazione accusatoria rappresentata con riguardo all’intero gruppo criminale, ha portato alla disarticolazione della consorteria criminale che aveva di fatto monopolizzato lo smercio dell’hashish nella cittadina garganica, stroncandone il fiorente traffico.
L’ordinanza custodiale è stata eseguita alle prime luci dell’alba odierna a Manfredonia da personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Foggia, della Squadra Mobile di Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, coadiuvati da personale dei Reparti Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, “Puglia Meridionale” e “Lucania” e del gabinetto provinciale di Polizia Scientifica della Questura di Foggia, che ha fatto irruzione nelle abitazioni degli indagati, traendoli in arresto.
In particolare, l'attività di indagine è stata totalmente condotta sul campo dagli investigatori della Polizia di Stato denominato “Gruppo Gargano”, composto da personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Foggia e Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, fortemente voluto dal Questore di Foggia dr. Mario Della Cioppa e costituito lo scorso anno grazie al supporto del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) diretto dal dr. Alessandro Giuliano. L'attività in questione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, diretta dal Procuratore Giuseppe Volpe e con i Pubblici ministeri direttamente impegnati, sostituti Procuratori dr. Pasquale Drago e dr. Ettore Cardinali. Essa ha permesso di delineare l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti ex art. 74 D.P.R. 309/90 avente come base operativa la città di Manfredonia e dedito allo smercio di consistenti quantitativi di stupefacente del tipo hashish.  
Più nel dettaglio, le fondamentali risultanze emerse dalle attività tecniche, supportati da importanti riscontri, hanno permesso di accertare l’esistenza di una struttura organizzativa caratterizzata da un sistema verticistico facente capo a Libero Caputo , imprenditore nel settore del commercio a Manfredonia, e Francesco Pio Pacilli- figlio del noto Giuseppe Pacilli, detto “Peppe u muuntaner”, intraneo al sanguinoso clan dei montanari, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia a seguito di un periodo di latitanza di anni due e condannato per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p. – entrambi deputati alla gestione, in prima persona, degli acquisti delle forniture di consistenti quantitativi di stupefacente, sfruttando relazioni privilegiate con altre consorterie criminali della provincia, ed occupandosi della gestione contabile dei consistenti ricavi generati dalla vendita al dettaglio attraverso una collaudata e ben organizzata rete di spaccio composta dagli altri sodali sotto-ordinati con grado di pusher a cui il Francesco Pio Pacilli ed il Libero Caputo imponevano precise regole per lo spaccio al minuto.
L’attività investigativa ha permesso di accertare come proprio la caratura criminale del Francesco Pio Pacilli, che come detto vanta parentele importanti nel mondo criminale garganico, permetteva all’intera associazione di poter agire indisturbata nel Comune di Manfredonia, assumendo di fatto il monopolio della gestione e smercio al dettaglio dell’hashish.
Peraltro, ad ulteriore conferma della scaltrezza e dello spessore criminale del Libero Caputo e del Francesco Pio Pacilli, le attività tecniche hanno evidenziato il tentativo dei due di sbarazzarsi delle attenzioni rivolte loro dalle Forze di Polizia, sfruttandone la risonanza del gesto nel rapporto con i sodali e più in generale con gli altri concorrenti, dapprima incendiando l’auto di un appartenente alle forze di Polizia e successivamente arrivando addirittura a formalizzare una denuncia per atti persecutori nei confronti del medesimo per allentare i frequenti controlli di Polizia.   
Inoltre, la presente indagine ha dimostrato che gli interventi degli operatori di Polizia a carico dei vari esponenti di questa organizzazione criminale, caratterizzati da arresti e sequestri di consistenti quantitativi di stupefacente, comunque non interrompevano l’acquisto dello stupefacente ed il costante rifornimento delle piazze di spaccio.
Invero, in data 11.11.17 Libero Caputo, Francesco Pio Pacilli e Lorenzo Palena venivano tratti in arresto da  una volante del Commissariato di Manfredonia, che, sotto la direzione degli operatori del “Gruppo Gargano” di questa Squadra Mobile, simulando un casuale controllo di Polizia sulla strada provinciale che porta a Manfredonia, trovavano i tre in possesso di 5 panetti di hashish del peso complessivo di 1 kg.
Il tentativo di disfarsi dello stupefacente per sfuggire al controllo di Polizia ed al conseguente arresto era vanificato dalla prontezza degli operatori di Polizia che notavano il lancio dal finestrino dell’involucro contenente lo stupefacente, nonché cristallizzato dall’attività tecnica precedentemente installata da personale di questo Team investigativo a bordo dell’autovettura su cui i tre viaggiavano. In particolare, proprio le microspie ambientali ivi presenti permettevano di captare l’accordo tra i tre finalizzato ad addossare al solo PALENA l’eventuale responsabilità circa la detenzione del consistente quantitativo di stupefacente lanciato poco prima dal finestrino dell’auto, disvelando la reale motivazione del viaggio intrapreso dai tre verso Cerignola.    
Ad ogni modo, come detto, l’arresto di Caputo, Pacilli e Palena non impediva alla consorteria criminale di proseguire i lucrosi traffici illeciti. Invero, a soli due giorni dal loro arresto, il PACILLI Francesco Pio ed il CAPUTO Libero, ristretti in regime di detenzione domiciliare, pianificavano l’ennesimo viaggio verso la città di Cerignola per l’approvvigionamento di un ulteriore consistente quantitativo di hashish volto a recuperare la perdita inflitta con il citato intervento degli operatori di Polizia.
Su esplicito incarico dei vertici dell’organizzazione, infatti, Matteo Caputo e Raffaele Quitadamo, opportunamente istruiti dal Francesco Pio Pacilli, si procuravano un’auto a loro non riconducibile e intraprendevano il viaggio alla volta di Cerignola in visto di un nuovo approvvigionamento di hashish.
Pertanto, una volta assicuratisi la disponibilità di un altro chilogrammo di hashish, i due facevano ritorno a Manfredonia, stavolta percorrendo strade secondarie e di campagna proprio al fine di scongiurare un altro intervento di Polizia. Tuttavia, il servizio di osservazione e pedinamento efficientemente svolto dagli operatori del “Gruppo Gargano” della Polizia di Stato permetteva di documentare e accertare l’avvenuto approvvigionamento dello stupefacente. Difatti, in data 13.11.17 il Matteo Caputo veniva trovato in possesso di 1 chilogrammo di hashish e tratto in arresto in flagranza di reato proprio appena arrivato sotto l’abitazione del Libero Caputo, cui avrebbe dovuto consegnare lo stupefacente.  
Le attività investigative permettevano altresì di accertare che i vari sodali dell’organizzazione criminale erano particolarmente attenti nella scelta dei luoghi di stoccaggio dell’hashish, provvedendo, con cadenza quasi quotidiana, ad effettuare numerosi spostamenti dello stupefacente con il preciso obiettivo di scongiurare ed ostacolare un’eventuale intervento delle forze di Polizia, potendo contare sulla disponibilità di numerosi locali a loro non direttamente riconducibili in quanto intestati ad insospettabili prestanome.
Durante l’intera indagine, infatti, è stato accertato l’approvvigionamento e lo smercio di consistenti quantitativi di stupefacente, nella dimensione di decine di kg., che l’organizzazione riusciva a procurarsi agevolmente sfruttando proprio la caratura e le entrature criminali del PACILLI Francesco Pio e le capacità manageriali del CAPUTO Libero. I due, infatti, nel giro di qualche mese sono riusciti a conquistare l’egemonia dello smercio al dettaglio dell’hashish nella città di Manfredonia, impadronendosi di punti strategici quali “piazzetta Mercato” e più in generale alcuni luoghi di ritrovo dei giovani manfredoniani situati in zona Monticchio di Manfredonia.
Questa inchiesta ha altresì evidenziato l’attuale interesse della criminalità organizzata garganica nel traffico di stupefacenti e che la spartizione dei relativi ingenti profitti costituisce elemento di tensione tra i diversi gruppi che operano in quell’area.
La minuziosa e capillare attività investigativa ha altresì permesso di accertare e documentare numerosi episodi di spaccio al dettaglio dello stupefacente, appurando che la citata organizzazione criminale aveva di fatto egemonizzato il mercato dell’hashish nella città di Manfredonia, eleggendo la “piazzetta Mercato”, luogo frequentato dai giovani della “movida” manfredoniana e per questo motivo strategico per massimizzare i proventi della vendita al dettaglio dello stupefacente, quale base logista per il continuo e massivo rifornimento di stupefacente a giovani e meno giovani manfredoniani.   

Con questo provvedimento della Direzione Distrettuale di Bari si è quindi riusciti a disarticolare il gruppo criminale operante a Manfredonia, dimostratosi capace di trattare e smerciare consistenti quantitativi di hashish ed assumendone via via il monopolio della vendita nell’intera città di Manfredonia.
Il provvedimento eseguito oggi si inserisce a pieno titolo nell’azione corale portata avanti nel territorio garganico e più in generale nell’intera provincia di Foggia dalla Polizia di Stato, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia, finalizzato ad annientare ogni forma di criminalità nell’intera area garganica e segue analoga operazione compiuta nei giorni scorsi a San Severo, quella denominata Agosto di Fuoco del settembre scorso e quella straordinaria denominata Decima Azione a Foggia.

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Giuseppe Limosani Il Maestro Partigiano