Giornalista

L'amore per i cani è costato caro ad una bambina di otto anni di San Giovanni Rotondo. Voleva una foto mentre accarezza un cane lupo cecoslovacco, si tratta di una razza molto particolare classificata tra i cani pericoloso perché tendenzialmente dominati, cioè hanno bisogno di un "branco", di una guida, lasciati a se stessi senza educazione diventano molto pericolosi, sono numerose su internet le storie che riguardano incidenti che hanno coinvolto cani di questa razza.

In una decina di giorni è tornato di attualità il tema del Parco nazionale del Gargano. Il presidente del Parco, Stefano Pecorella, ha partecipato a forum e trasmissioni tv. Incontriamo Franco Salcuni di Legambiente a cui abbiamo posto alcune domande per capire meglio che cosa succede e perché questa esigenza nel discutere di un'area protetta che pare a tutti indispensabile. Legambiente chiede più apertura e nell'intervista non manca qualche polpetta avvelenata indirizzata alla politica e a Pecorella.


Si torna a parlare di Parco Nazionale del Gargano secondo lei perché?
«Perché ne parliamo noi. Legambiente ha deciso di risvegliare i cittadini dal torpore dell'indifferenza nei confronti di un progetto che avrebbe potuto e potrebbe ancora mettere il Gargano al riparo da ogni tipo di crisi economica e sociale».

 

Dal punto di vista di Legambiente il Parco è mai decollato?
«Il parco è caduto ostaggio della politica territoriale. Nasce come un grande progetto tecnico-culturale che avrebbe dovuto valorizzare le migliori competenze del territorio e catalizzare le migliori risorse umane a livello nazionale, ma poi, da una decina di anni a questa parte, è diventato una sorta di pessima comunità montana, ostaggio dei partiti e dei sindaci. Il mondo scientifico e culturale, il tessuto dell'economia sostenibile, le università, l'associazionismo che avrebbero dovuto essere i veri protagonisti della rinascita del territorio, sono stati sostituiti dai politici, nominati dai ministri amici di turno, che badano a raccogliere voti e costruire clientele».

 

I cittadini, i residenti dei comuni che compongono il Parco come vivono questa istituzione?
«Malissimo. La vivono come un'Istituzione fantasma nella maggioranza dei casi. Per un'altra parte della popolazione il Parco è ancora un nemico anche se di fatto ancora non riesce a mettere in atto una vera politica vincolistica. Un nemico fantasma. Poi ci sono i disillusi, coloro che hanno voluto e ancora vogliono il Parco, ma sono impotenti di fronte alle spietate lottizzazioni di cui il parco è stato oggetto. Nessuno ormai lavora per costruire un Parco nazionale del Gargano in cui i cittadini siano protagonisti». 

 

Non pensa che se c'è poca coscienza ambientalista sia anche colpa di chi doveva impegnarsi per una cultura ambientale: la politica, la scuola, l'associazionismo?
«Alla fine hanno prevalso i partiti e la spartizione. Tutti gli altri sono stati estromessi. La cultura ambientale dei cittadini e la sensibilità nei confronti dei problemi del territorio da parte dei cittadini credo invece che sia cresciuta negli ultimi anni, come lo è in tutti i cittadini italiani. Il problema in Italia, e il Gargano non fa eccezione, non sono i cittadini, ma sono le strane dinamiche che s'instaurano tra decisori in cerca di voti e gruppi d'interesse organizzati, in grado di portare voti». 

 

Franco Salcuni presidente del Parco Nazionale del Gargano quale è la prima cosa che farebbe?
«Non c'è bisogno che diventi presidente del Parco, potrebbe e dovrebbe farlo chiunque non fosse interessato unicamente alla sua carriera politica: aprire le porte dell'Ente, chiamare i cittadini a decidere, chiamare le migliori menti del territorio ad abitare e a rivivificare un progetto morente. Aria fresca, competenze, associazionismo protagonista per rimettere in moto un grande processo di partecipazione e ridare vita a un sogno. Anche Pecorella può farlo, a condizione che rompa il suo "cerchio magico" composto da qualche sindaco e qualche consulente manfredoniano. Le "cabine di regia" troppo ristrette non servono per i grandi progetti. Oggi il Parco può ridare speranza al Gargano solo se diventa il catalizzatore di un grande processo di cambiamento, smettendo di essere utilizzato come un bancomat dei voti e un trampolino di lancio verso fulgide carriere politiche».

Masseria "Scialptidd", classica tenuta nell'entroterra di Monte Sant'Angelo. In questo angolo del Promontorio vivono, da tre anni, Martin e Bouchta, lui tedesco e lei cittadina italiana con origini del Marocco«Avevo uno stipendio buono, ho deciso di investire qui, in questo posto che reputo meraviglioso»

Piccolo esperimento di editoriale partecipato. Scrivo su facebook :" voglio scrivere del fenomeno Checco Zalone senza aver visto il film. Perché secondo voi questo successo?" Non si fanno attendere i commenti, qualcuno mi consiglia di vedere il film, cerco di spiegare che non mi interessa il film mi interessa sapere perché per un film si scatena questo fenomeno di massa, è solo la pubblicità? È solo l'eredità legata ai due film precedenti? Quasi tutti i miei amici di social network dicono la stessa cosa cioè che la premiata ditta Medici –Nunziante è riuscita a fare una fotografia dell'Italia negli anni della crisi e fa fare quattro risate per esorcizzare i problemi . Il giornalista Michele Serra, che ha visto il film «in una grande multisala milanese quasi piena di un pubblico fatto prevalentemente di comitive di ragazzi, coppie giovani, genitori con bambini» definisce Zalone un "populista solare". Zalone ricorda quelle barzellette della "Settimana enigmistica" nelle quali il visitatore del museo, osservando un quadro astratto, avverte che è stato appeso capovolto, e se la ride di quanto sia incomprensibile l'arte; nei momenti migliori ha l'intuito liberatorio di un Fantozzi che si ribella alla "Corazzata Potemkin" e a tutte le costrizioni d'essai. Già per lo scorso film lui stesso aveva dichiarato di essere sorpreso degli incassi. Ma non voglio parlare del film, mi preoccupa il consenso così ampio. Mi interessa l'appeal così trasversale, come dimostrano anche i commenti del mio esperimento. Lo stesso fenomeno inspiegabile di un'Italia in crisi culturale che vota Berlusconi dal 1994, un'inspiegabile leva emozionale capace di far innamorare un residente di Foggia, per dire una città a caso, della Juventus senza nessuna spiegazione razionale. 

 

Zalone e il suo ultimo film sono da studiare come fenologia di massa. Quando le masse si radunano e si mettono in azione, le folle sono guidate dall'irrazionalità e dall'istinto. Già dalla fine dell'800 il tema della" Psicologia delle folle" è molto studiato. Sicuramente il più importante autore che si occupò di questi fenomeni fu Gustav Le Bon, vissuto a cavallo tra l'ottocento e il novecento. "La folla é il trastullo di tutte le eccitazioni esteriori e ne riflette le incessanti variazioni. - Gli impulsi che esse subiscono sono abbastanza imperiosi perché l'interesse personale scompaia. - Nulla é premeditato nelle folle". Ecco solo così mi spiego il fenomeno Zalone, come qualcosa di inspiegabile e semplicemente irrazionale. Bene, adesso che tutto mi è chiaro posso unirmi ai miei amici che hanno visto il fortunato film "Sole a catinelle". Buone "visioni" a tutti!

«Superare le diffidenze e le strumentali resistenze». Lo afferma il presidente del Parco Nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, in una nota stampa giunta ai mezzi di informazione dopo il convegno di sabato scorso a Monte Sant'Angelo ,promosso da "il diario Montanaro", il quotidiano "l'Attacco" e "Legambiente", svoltosi presso il Laboratorio Urbano per la Legalità di Monte S.Angelo.

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