Viaggio a piedi Benevento Monte Sant'Angelo: il racconto di Antonio Rinaldi

Scritto da 10 Dic,2013

Riceviamo e pubblichiamo il racconto di Antonio Rinaldi, medico ospedaliero nativo di Monte Sant'Angelo da anni residente a Como, del suo viaggio a piedi da Benvento alla città di San Michele Arcangelo. Noi del "Fatto" li avevamo incontrati un mese fa...


Camminare a piedi da Benevento a Monte Sant'Angelo ha significato attraversare un paesaggio costituito dal Sannio, Irpinia, Subappenino dauno, il Tavoliere della Puglia e parte del Gargano. Passare attraverso città come Benevento, Troia, Lucera, San Severo, San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo.

 

Vedere borghi come Paduli, Pietrelcina o Buonalbergo, luoghi come Malvizza di Sopra, frazione di Ariano Irpino. L'isola linguistica franco-provenzale di Faeto. Oasi francescane come Stignano. Insomma è stato anche un viaggio nella Storia preromana, romana, medievale ed anche moderna. Un tragitto che si sviluppa da Benevento a Troia su parte dell'antica via Appia-Traiana che conduceva da Roma a Brindisi. Un piccolo pezzo anche del regio tratturo Pescasseroli-Candela, quello della transumanza. All'inizio per me ci sono stati dei dubbi. Poi man mano che il viaggio si sviluppava mi guardavo indietro e guardavo avanti.

 

L'orizzonte prima collinare, poi la grande pianura del Tavoliere ed infine la cornice del Gargano, con la vista finale del Golfo di Manfredonia. Attraversare tra tratturi in mezzo a vigneti, campi coltivati, uliveti, osservare alberi da frutto, fiori autunnali; respirare il profumo della rucola selvatica e del timo. È stato bello ed insolito vedere dall'alto il "belvedere del Tavoliere", cioè Rignano Garganico, San Marco in Lamis ed infine San Giovanni Rotondo. Albe e tramonti; un giorno abbiamo camminato sotto la pioggia con la terra umida che si attaccava agli scarponi e rallentava i passi. Chiese meravigliose come quella di Troia e di Lucera. Piazze e vie incantevoli. Osservare una dolina, uno dei fenomeni carsici del promontorio. Il paesaggio che diventa un passaggio anche nel proprio io, armonizzandosi con la risonanza del ritmo del proprio fiato e dei propri passi. Comunicare con gli altri ed isolarsi per vivere in solitudine la bellezza della Natura e dei paesi lontani. Gli asini infine, amici e compagni fedeli di viaggio, dolci ed utili nel trasportare qualche oggetto dei nostri zaini. È stato divertente osservare chi ci osservava: alcuni ci vedevano come marziani, altri incuriositi ci chiedevano da dove venivamo e dove andavamo; altri entusiasti come i bambini o adulti disabili. Alla sera eravamo tutti intorno a un tavolo a mangiare cibi genuini ed a bere un bicchiere di vino schietto. Non è stato un voluto pellegrinaggio, ma in fondo lo è anche stato. Io ho voluto simbolicamente riconciliarmi ancora una volta con la mia terra che ho lasciato a 19 anni e non l'ho mai rimossa. Ritorna spesso nei ricordi della mente e nei sentimenti del cuore.


Antonio Rinaldi

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