Lunedì, 14 Settembre 2020 10:09

Gargano National Park, Welcome… Parco del Gargano e polemiche, ci risiamo

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Ad un anno dalla presidenza di Pasquale Pazienza tutto pare esasperarsi, è deluso chi sperava in una gestione cauta, forse più autonoma. Non manca il coraggio a Pazienza e neanche la capacità, umana e professionale. Forse manca una capacità politica.

Non c’è pace per il Parco Nazionale del Gargano, la tanto attesa rivoluzione non arriva o perlomeno non è in questo momento evidente. Gira e rigira c’è sempre qualche intoppo e spesso si finisce nel tritacarne della politica,con troppa facilità. Ad un anno dalla presidenza di Pasquale Pazienza tutto pare esasperarsi,è deluso chi sperava in una gestione cauta, forse più autonoma e meno conflittuale. Non manca il coraggio a Pazienza e neanche la capacità, umana e professionale. Forse manca una capacità politica, quella utile all’Ente parco, manca una capacità politica di gestione, di visione.

 

Le sue scelte più criticate appaiono frettolose,di pancia, effettuate con la stessa eleganza di un elefante in una cristalleria. Non mi sono scandalizzato quando ho sentito le sue opinioni sul fenomeno Greta Thunberg,paragonata a una bambina a cui i genitori negano la sua adolescenza per ambizioni di successo, le ho considerate più un messaggio, netto e preciso. Un messaggio indirizzato ad un certo modo di pensare il Parco, una frecciatina a quel pensiero, forse romantico, di chi ancora si rifugia nel ricordo di Matteo Fusilli e utilizza parole come sostenibilità e sviluppo. Sorprende, invece, che si faccia “passare” il potere tecnico da una persona di esperienza di gestione tecnica, appunto, ad una persona di esperienza politica (sorvolando sul resto). Possibile che sia tutto casuale? Se così fosse peggiora e svaluta il profilo politico di chi in questo momento è chiamato a prendere decisioni per il buon funzionamento dell’area protetta. In tutto questo quello che manca, ancora, e forse non ci sarà mai, è l’indignazione dei cittadini che vivono nel Parco.

 

Come se tutto sia solo e tristemente una battaglia politica, tra Lega e M5s,tra destra e sinistra, tra ambientalisti e antiambientalisti. Come se il Parco non fosse interessante, e forse è così. Come se non avesse una funzione utile alla qualità della vita e all’economia del territorio, e forse è così. Ed era, ed è questa, la funzione a cui il nuovo presidente del Parco era chiamato, quella di far tornare, o iniziare, a far dialogare il Parco e i cittadini che ci abitano, un rapporto difficile, forse mai nato. Costruire o ricostruire un feeling. Invertire il pensiero comune, un Ente considerato da molti “inutile”, anzi dannoso per l’economia e la crescita, “un intoppo”. E, se pur in buona fede, in questo ultimo anno si sta dimostrando che forse la percezione dei cittadini non è sbagliata. Così non serve. Non serve la burocrazia, non servono i giochi politici, non serve l’ennesima partita a scacchi, non serve relegare le comunità che vivono nel Gargano in spettatori di una noiosa partita. L’ennesima, in cui, pare, che neanche i giocatori si stiano divertendo.

 

Per chi continua a sperare in una rivoluzione gentile tocca aspettare e sperare, a chi il parco non piace, e non è mai piaciuto,anche.

 

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