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Sabato, 07 Settembre 2019 14:12

Social, tra Samara e Bellanova tutti confusi e felici. Tranne Renzi

Scritto da  Michele Gemma
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Ipocrisia e memoria corta, cortissima. E applausi alla discriminazione in base alla appartenenza politica. Eccezion fatta per Matteo Renzi

Il vestito blu elettrico e le offese social rivolte al neo nominato ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, è l’unico argomento (perché è tutt’uno) – serio - che è riuscito, per qualche ora, a far passare le apparizioni di Samara in secondo piano.
Come puntualmente accade, al grido “odio genera odio” (valido solo per altri), gli ipocriti, quelli che sui social sono “caritatevoli”, “acculturati”, “ecumenici”, “storici", a tratti religiosi ortodossi a tratti socialisti strozza preti, ma lontano dalla piazza virtuale abbandonano i loro falsi abiti dando dimostrazione del peggio di se stessi, hanno iniziato a manifestare la propria vicinanza al ministro, uno dei pochi o forse l’unico/a che riesce a trasmettere fiducia e vicinanza nonostante abbia perso malamente la sfida nel suo collegio elettorale uninominale riuscendo ad entrare nelle istituzioni della repubblica solo grazie ad una legge elettorale discutibile.
Bene, benissimo. Giusta la vicinanza, giustissima la deplorazione pubblica a offese fuori luogo e dal sapore retrò. Sconce, vili.
Male. Malissimo, l’ipocrisia che sgorga da montagne altissime come una vergine cascata di acqua purissima. Molti, per fortuna non tutti, di coloro che – ribadiamo, giustamente hanno condannato le offese al ministro – dimenticano (in realtà basterebbe rileggere la propria bacheca social), in mala fede, quello che scrivevano e affermavano nei confronti non solo di ministri e parlamentari, di governatori di regioni o di sindaci, ma addirittura nei confronti di quegli elettori che sceglievano di sostenere una qualche parte politica diversa dalla loro. Tra i commenti più gentili? Barbari, ignoranti, analfabeti, concorrenti a gare di rutti, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera.
Memoria corta. Cortissima. Visto anche il fresco augurio di morte rivolto da un giornalista Rai nei confronti dell’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini che ha in comune con il ministro Bellanova il solo fatto di non essere laureato.
A renziMale, malissimo. Gli ipocriti da tastiera non hanno speso una sola parola per condannare il quantomeno stravagante proposito. Silenzio. Assenza di rumori dovuti, con buone probabilità, al fatto che, in quest’ultimo caso, le offese sono rivolte a quello che in molti avevano amabilmente descritto come “campione di rutti” o “comandante dei nuovi barbari”.
In tutto questo fa eccezione Matteo Renzi. “Er bomba”, “Il principe del Gran Ducato di Toscana”, come è stato definito nel suo breve mandato da presidente del Consiglio dei Ministri. Il senatore del Pd in un twett (a sinistra): “Io ho lottato come un leone contro Matteo Salvini. E tutti insieme lo abbiamo mandato a casa. Ma vedere un giornalista Rai che tira in ballo il suicidio di Salvini e fa battute sulla figlioletta è indegno del servizio pubblico. Solidarietà a Salvini”. Non c’è un cazzo da fare, leader si nasce! “E Matteo, Renzi, lo nacque”.
Paradossalmente, a leggere i commenti dei soliti ipocriti e corti di memoria, per lo più sudisti (la stragrande maggioranza delle mie amicizie virtuale ha provenienza meridionale), a rischio di beccarmi l’etichetta del “NordistaRazzista”, preferisco il sincero, seppur discriminate, pensiero di Vittorio Feltri. Meglio un nordista sincero che un sudista smemorato.

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